sabato, 30 aprile 2005

INDIRETTAMENTE PROPORZIONALI ~ Lealidiicaro

Diciamo tranquillamente che in questi giorni sto sullo "scazzo andante" per svariate ragioni.
Prima fra tutte la terapia che sto seguendo in ospedale e che mi fa venire l'emicrania un giorno sì e l'altro pure (e pensare che mi avevano detto che sarei stata meglio...bhà), seguita a ruota da tutta una serie di impegni scolastici e non che mi stanno letteralmente esaurendo.
L'unica cosa che abbastanza mi rancuore è il fatto la scuola stia per finire e le prove di latino siano terminate (riuscendo con sangue e sudore a ottenere il nove di scritto), cose che, tra l'altro, hanno cominciato a preoccuparmi solo quest'anno da quando ho cominciato a non interessarmi più greanchè dello studio a livello scolastico.
Posso asserire infatti quest'anno scolastico sia stato nonostante le mie previsioni il più soddisfacente dal punto di vista dei voti e che allo stesso tempo sia stato l'anno in cui meno me ne sia importato di studiare a casa. Sarà che per natura non riesco a non seguire le lezioni o sarà che per fortuna le materie più difficili quali latino e fisica siano anche quelle che prediligo e che quindi studio con meno riluttanza, sarà forse che con la questione dei crediti abbai cominciato a svagarmi il più possibile per non rimanere ossessionata all' idea di perdere la media. Avrò perso il conto di tutte le volte in cui mia madre mi ha detto "Guarda che se non studi poi ti pigli un brutto voto...", domanda naturalmente entrata da un orecchio e uscita dall'altro in tempo record, ma proprio quest'anno mi è venuto una specie di rigurgito anti studio.
Dev'essere questo il motivo per cui ormai la mia icona di notepad è diventata incandescente da tutto il tempo che passo a scrivere durante il giorno e talvolta anche durante la notte, e forse sarà anche questo il motivo per cui ho deciso di aprire un blog. Non so se la situazione di ispirazione durerà ancora o se si spegnerà in fretta così come si è accesa, l'unica cosa di cui sono certa è che per ora ho una lunga storia da raccontare e che non mi piace mollare le cose a metà.
Per il resto tra un po' si esce e finalmente si può lasciare la giacca a casa. Non mi resta che augurarvi buona serata e darvi un consiglio: non fidatevi mai dei medici che vi consigliano terapie mediante flebo.



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mercoledì, 27 aprile 2005

Se mi commenti TVB ~ Lealidiicaro

E' incredibile quanto sia sottovalutata la grammatica all'interno dei blog.
Non dico si debba essere tutti dei professoroni, ma per lo meno scrivere "c'è" in maniera corretta non sarebbe male.

E pensare che in questi giorni di blog ne ho visti parecchi e su alcuni ho anche lasciato dei commenti, poi certo, su alcuni mi sono soffermata a lungo mentre altri li ho scartati  dopo il secondo diddll puccioso nel template. Sarà che i diddl pucciosi non mi piacciono e che le k e i tvb mi piacciono ancor meno, cosa abbastanza strana per una ragazza che fino a tre anni fa andava in edicola dopo la scuola a comprare il Cioè, sarà che forse non mi piacciono perchè sono tutti uguali, o forse sarà perchè non me ne importa nulla di sapere dell'unghia incarnita della padrona del blog, o forse sarà che sono semplicemente una che predica bene e razzola male, non saprei.
Magari potrei tranquillamente lavarmene le mani dicendo che la colpa è dei layout  sempre presi dagli stessi siti ma sarebbe una cretinata grossa come un palazzo a tre piani , visto che pure io ne usufruisco non essendo capace a crearmeli da me. Io stessa ammetto di rendere partecipe la gente del mio mal di testa, cosa che non credo interessi a molta gente, e io stessa ammetto di non essere altro che una studentessa al terzo anno di liceo scientifico senza lauree in lettere o simili, ma non posso negare che la cosa per me più fastidiosa in assoluto sia una dilagante MERCIFICAZIONE DELL'AFFETTO all'interno dei blog, quasi una sorta di contraccambio dei sentimenti. Mi fai un commento? Bene, io ti faccio un commento. Mi dici tvb? Te lo dico anch'io. Vieni più di una volta sul mio blog? Allora siamo amiche.

A questo punto una domanda sorge spontanea: se si è costretti a fingere di volersi bene perchè si apre un blog? 

Proviamo a fare un piccolo ragionamento: io, utente medio, vivo una vita reale come tante, fatta di gente con cui sto bene e di gente con cui sto male, di gente che non vorrei sopportare ma che devo sopportare, di gente a cui devo piacere anche se non lo vorrei. Poi cosa succede? Un giorno mi alzo e penso che sono stufo di tutta questa ipocrisia e che voglio avere un posto in cui poter dire tutto.  Con questo proposito apro un blog. Apro un blog e ci scrivo della mia vita, di cosa mi succede e di cosa vorrei che succedesse, creo il mio piccolo angolo di sincerità e sono felice. Tutto va bene finchè un giorno non mi prende la voglia di avere qualcuno con cui condividere la mia sincerità. E allora cosa faccio? Giro un po' di blog in cerca di amici. Comincio a lasciare commenti insensati solo per far vedere che sono passato e invito decine di utenti a inserirmi nei link in modo da essere visibile. I commenti arrivano, ah se arrivano. La gente comincia ad arrivare, non tanta, ma comunque qualcuno c'è sempre. Comincio ad avere un pubblico, un gruppo di persone che viene a leggere della mia vita. A questa gente pian piano si aggiunge gente come ero io all'inizio, gente che viene, commenta e ti chiede di scambiarsi i link senza neanche aver letto tutto un tuo post. Magari apri i blog di queste persone e ti accorgi che non ti piacciono per nulla, ma cosa vuoi fare? Essere maleducato? E certo che no. E allora li linki, cominci a dire loro che li ami tanto e il tuo blog diventa tutto un tvb fatto col copia e incolla. Tante smile di convenienza e bacini vuoti. Continui con i tvb finchè un giorno non ti accorgi di essere al punto di partenza e allora ti chiedi: A COSA MI SERVE ORA IL BLOG?

Fine del terzo soliloquio



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martedì, 26 aprile 2005

~ Lealidiicaro

STASERA HO MAL DI TESTA QUINDI MI AFFIDO AL COPIA E INCOLLA

Una delle poche canzoni che ascolto da diversi anni e di cui non mi sono ancora stancata

IL GIORNO DI DOLORE CHE UNO HA-LIGABUE

Quando tutte le parole sai che non ti servon più
Quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
Quando tiri in mezzo Dio, o il destino o chissà che
Che nessuno te lo spiega perchè sia successo a te
Quando tira un po’ di vento che ci si rialza un po’
Che la vita è un po’ più forte del tuo dirle ‘Grazie, no’
Quando sembra tutto fermo, la tua ruota girerà
Sopra il giorno di dolore che uno ha
Quando indietro non si torna, quando l’hai capito che
Che la vita non è giusta come la vorresti te
Quando farsi una ragione vorrà dire vivere
Te l’han detto tutti quanti che per loro è facile
Quando batte un po’ di sole dove ci contavi un po’
E la vita è un po’ più forte del tuo dirle ancora ‘No’
Quando la ferita brucia, la tua pelle si farà
Sopra il giorno di dolore che uno ha
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
Quando l’ aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
Quando questa merda intorno sempre merda resterà
Riconoscerai l’odore perchè questa è la realtà
Quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che ora è
Che la vita è sempre forte, molto più che facile
Quando sposti appena il piede, il tuo tempo crescerà
Sopra il giorno di dolore che uno ha



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at 19:48

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lunedì, 25 aprile 2005

~ Lealidiicaro

PEDRO ALMODOVAR- PATTY DIPHUSA E ALTRE STORIE

Nella Madrid di fine anni 80 si muove una figura fondamentale per la movida  della città: lei è Patty Diphusa, la porno star più conosciuta e ammirata al mondo. Patty è una donna del suo tempo, una donna che passa da un partner all'altro con la stessa facilità con cui passa da uno stato d'animo all'altro, Patty è tutto ciò che c'è di vero  intorno a lei, Patty negli anni 80 è una donna libera e indipendente e negli anni 90 diventa metereopatica e solitaria. La sua vita scorre frenetica e vorticosamente appagante, è una donna che quando scrive il pronome IO usa il maiuscolo e che quando un uomo le interessa lo ammaglia con un semplice sguardo. Patty Diphusa è la perfetta rappresentazione dell'apparenza di lustrini e paillettes degli anni 80, Patty Diphusa pensa che in fondo tutto non sia altro che un invito sessuale più o meno criptico, Patty Diphusa va a trovare il suo autore sul set dei film che sta girando e commenta le diverse scene. Patty Diphusa non vive a Madrid, Patty Diphusa E' Madrid... In questo libro a metà fra la narrativa e la saggistica il controverso regista spagnolo Pefro Almodovar ci svela con un linguaggio crudo e tagliente la differenza fra la disinvoltura degli anni 80 e la depressione degli anni 90. L'autore di film come "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" e "La mala Education" non ha bisogno di creare personaggi di spessore o storie credibili, ma si accontenta di una Protagonista con la P maiuscola, una donna come non ne esistono al mondo che allo stesso tempo ricalca un po' tutte noi. Il libro, uscito in edizione rielaborata poco tempo fa, contiene in aggiunta una serie di racconti dello stesso Almodovar scritti e pubblicati su un giornale madrileno. Tutti racconti brevi e incisivi che non svelano mai troppo dei personaggi e lasciano libero il lettore di immaginare e rielaborare, caratteristica che col tempo si sta andando disperdendo nella letteratura odierna. Almodovar scava nei personaggi attraverso le loro azioni e lo fa con la maestria cinematografica che solo un grande regista poteva imprimere ad un libro, in più usa un linguaggio semplice unito ad un messaggio veritiero, il messaggio di un uomo che non ha paura di denudare la propria società insieme alla protagonista.



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at 13:43

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domenica, 24 aprile 2005

~ Lealidiicaro

MI HAI PORTATO TROPPO IN LA'

Questa notte è stata la purificazionei in tutti i sensi. Non ho dormito che poche decine di minuti e per il resto ho pensato; pensato un po' a tutto quello che succede ed è successo, senza fretta, analizzando e parlando a me stessa nel silenzio della mia camera. Mi capita spesso di parlare da sola, quando i miei non ci sono, e sinceramente non so se sia una cosa buona o meno. Il fatto è che dopo un po' il silenzio mi spaventa, forse per un riflesso condizionato o per non so cosa, ma parlare a me stessa mi gratifica come nient'altro. Cioè, non che io parli a voce alta dicendo quello che penso, per lo più intavolo discorsi a cui mi rispondo da sola. Una specie di dibattito con il mio cervello. E anche se non penso che la mia abitudine sia una cosa così diffusa la trovo particolarmente costruttiva. Insomma, migliaia di persone vengono accusate di essere accondiscendenti con il prossimo e non con se stessi, di ascoltare troppo gli altri e non ascoltare mai la propria mente, bhè, io questo problema credo di non averlo. Sarà che ammetto di avere come primo difetto un egoismo superiore alla soglia d'attenzione, ma sono sempre stata una persona che PRIMA ascolta se stessa, POI ascolta gli altri. Non mi piace fare quello che gli altri vogliono e non credo di aver mai detto qualcosa solo per compiacere l'animo ferito di qualcun altro. La mia prima regola è: sinceratà ad OGNI costo, anche se essere sinceri significa ferire o demoralizzare l'ego altrui. E pensare che ci provo a dire le cosiddette BUGIE A FIN DI BENE, eppure non ci riesco. Non so se sia qualcosa di caratteriale o qualcosa che si è sviluppato nel tempo, ma sono convinta che il miglior aiuto che una persona possa dare ad un'altra non è la consolazione, bensì la propria presenza. Sarà per questo che derido chi mette in piazza i propri drammi, quelle ragazze che arrivano e mostrano a tutta la classe i tagli che si sono fatte con le lamette della madre come protesta verso la loro DRAMMATICA situazione famigliare, sarà per questo che certa gente mi dà il voltastomaco. In tutta la mia vita ho conosciuto una sola persona con dei veri problemi, problemi per cui una pacca sulla spalla non sarebbe servita a nulla, e constatare che l'unica persona con cui si sia venuta a confidare sia stata io che, per semplice discrezione, mi ero sempre tirata fuori dalle crociate attuate dai suoi amici per aiutarla miha dato da pensare. Un problema di droga che per fortuna si è risolto bene e che mi ha insegnato quanto a volte sia importante stare zitti, quanto l'aiuto migliore ad una persona che sta male sia la certezza della propria presenza, senza il pressante accanimento sulla sua situazione.  Non ho mai avuto un'amica migliore di questa ragazza, forse proprio perchè ha provato sulla propria pelle cosa significhi sentirsi in gabbia sotto gli occhi di tutti quando l'unica cosa che vorresti fare è urlare di lasciarti in pace.  Il silenzio è importante. E quando lo si usa per dialogare con se stessi è tutto tempo ben speso.

Fine del secondo soliloquio



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at 09:37

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{ THE GIRL }



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Chiara, diciannovenne sull'orlo di una crisi di ottimismo. Astigiana trapiantata a Milano per ragioni di studio. Studentessa al primo anno di giurisprudenza presso il CLMG Bocconi. Frequentatrice di un corso di giapponese e uno di scrittura creativa. Nuotatrice a tempo perso. Vegeta-addicted. Una passione smisurata per J-ax. Moderatrice di un fUorum e capoclasse senza elezione. Amore incondizionato per Vegeta , L, Nobuo Terashima e Stephen King. Vorrei incontrare Ettore di Troia se esistesse l'aldilà.

{ HER ROOMS}

Sullo stile di scrivere
Fan fictions' archive

{ SHE LOVES }

Il mio gatto Gianluca, mia madre e come mi abbraccia, leggere, nuotare, la musica rock, i Club Dogo, Jax, i manga, Hayao Miyazaki, Umberto Eco, scrivere, Milano, New york, Edimburgo. (Lui)

{ SHE HATES}

Le mucche, ogni tipo di estremismo, gli stupidi, le scienze, litigare col pc, i cachi, Parigi, il primo pomeriggio, Striscia la Notizia, i lucchetti sui lampioni.

{ PLAYING }

J-ax, System of a down, Nightwish, Club dogo, Bowling for soup, Guns'n'roses, Francesco Guccini, Fabrizio de Andrè, Modena city ramblers.

{ WANNA BE }

- Andare a Praga
- entrare alla Bocconi
- Andare in piscina
- Lui^^
- Avere la media del 28
- Trasferirmi a Milano
- Essere felice

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